ABBATTERE I GAS INDUSTRIALI IN ATMOSFERA

Una disamina del settore dal Presidente GIOVANNI COLETTI

Non è una risposta alle emergenze ma un lavoro quotidiano. La riduzione delle emissioni inquinanti di polveri, fumi, gas prodotte dalle lavorazioni industriali è una sfida che non lascia spazio a passi indietro o a cambi di rotta, né per gli imprenditori né tantomeno per i governi nazionali. Perché quando è in gioco la salute e la qualità della vita delle popolazioni che vivono vicino ai siti di produzione, occorre una programmazione che consenta di minimizzare il rischio ben prima che la concentrazione di gas nocivi in atmosfera sfori i limiti imposti dalla legge. Per le imprese, superata da parecchi anni la fase delle misure emergenziali, la programmazione è d’obbligo e non potrebbe essere altrimenti, considerando il livello di attenzione mai così alto da parte dell’opinione pubblica e della comunità scientifica. Un esempio? Recenti studi quantificano in più di trentamila decessi l’anno il tributo che l’Italia paga alle polveri sottili (dati stateofglobalair.org). Certo, le emissioni industriali sono solo un piccolo pezzo di un puzzle molto più grande, che coinvolge praticamente ogni aspetto della nostra vita, ma qui le soluzioni non mancano.

Lo sappiamo bene noi di T.A.M.A. AERNOVA, grazie ad una trentennale esperienza nel campo della filtrazione dell'aria, siamo tra i leader di settore a livello internazionale nella progettazione, produzione e fornitura di prodotti per la depurazione dell’aria da polveri, fumi e gas provenienti dalle varie fasi delle lavorazioni industriali. Siamo attivi in tutti i settori, dal taglio termico alla chimica farmaceutica, quotidianamente alle prese con legislazioni e condizioni di produzione molto diverse: da quelle molto rigide dei paesi nordeuropei ai tentativi di regolamentazione dei Paesi in via di sviluppo, come spiega il nostro presidente Giovanni Coletti:

Al passo indietro degli Usa negli accordi di Parigi sul clima e la riduzione delle emissioni inquinanti è seguita una deregulation da parte delle aziende a livello mondiale oppure la politica incide poco sulle scelte dei grandi gruppi industriali?
«Su questo tema il presidente Trump è rimasto solo a livello mondiale. Gli accordi di Parigi di fatto mettevano in crisi il sistema industriale americano, vincolandolo a installare gruppi filtranti e ad adeguarsi a normative molto più rigide. Ma gli altri Paesi, dal dragone cinese alla tigre indiana fino alle economie emergenti dell’ex blocco sovietico si stanno orientando verso l’applicazione di normative sempre più rigorose in tema di emissioni inquinanti industriali, avvicinandosi progressivamente all’Europa».

In Italia quanto hanno pesato gli scandali Ilva, il processo Eternit e in generale l’attenzione di media e opinione pubblica sul sistematico sforo dei limiti di polveri sottili in atmosfera nella Pianura padana?
«Sicuramente l’opinione pubblica ha fatto sentire la sua voce ma oggi il sistema italiano ed europeo si è adeguato alle normative e anche la sensibilizzazione degli industriali è molto alta. Ci sono parecchie industrie che si sono date come mission la tutela ambientale che si impongono limiti nelle emissioni molto più rigidi rispetto a quelli europei. Poi occorre fare chiarezza: l’emergenza smog nelle città padane non dipende tanto dagli scarichi industriali quanto dai sistemi di riscaldamento-raffreddamento domestici, che immettono nell’atmosfera inquinanti diversi e molto più subdoli rispetto al mondo industriale».

Cosa possono fare le imprese per ridurre il carico di inquinanti in atmosfera?
«Rivolgersi ad aziende specializzate in grado di fornire una vasta gamma di filtri e prodotti standard, ma soprattutto di progettare e costruire prodotti personalizzati in base ai tipi di inquinanti prodotti, che rispettino fedelmente le normative tecniche e legislative di riferimento. Noi come T.A.M.A. AERNOVA non ci limitiamo a questo: continuiamo a fare ricerca applicata, a progettare prototipi, filtri dalle prestazioni migliori e sistemi che possano essere validati da enti nazionali e internazionali. Con la nostra tecnologia, siamo riusciti a entrare negli ambienti di combustione della biomassa per la produzione di energia elettrica, abbattendo in modo significativo gli inquinanti da caldaie biomassa sia a Londra che a Belfast».

Fonte: Edizione speciale del periodico "Industria" - Maggio 2018 - pag. 27

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